Nessun
Ogm nella dieta tricolore
• Dei diciotto tipi di Ogm autorizzati nella Ue, soltanto
due possono essere usati nell’alimentazione umana (cioè
nei prodotti alimentari di largo consumo): si tratta della soia
Roundup Ready della Monsanto e del mais Bt di Novartis. Gli altri
sono destinati ai mangimi per animali: un paradosso della legge,
visto che la stessa carne finisce poi comunque sulle nostre tavole.
• Abbiamo acquistato 250 alimenti con mais e/o soia nei
diversi Paesi dell’inchiesta. Tra questi, 6 contenevano
soia geneticamente modificata (Roundup Ready): si tratta di cinque
prodotti portoghesi e di uno spagnolo. Nei primi (due lecitine
di soia, due preparati per hamburger e una bibita a base di soia)
la presenza di Ogm era inferiore all’1%, frutto, con molta
probabilità, di una contaminazione accidentale. Nel prodotto
spagnolo (una lecitina di soia), invece, la percentuale di Ogm
riscontrata era del 78% benché questo non fosse esplicitato
in etichetta.
Le indagini che abbiamo svolto in Italia, invece, hanno dato risultati
“puliti”: nessun prodotto ha rivelato la presenza
di Ogm.
• Da notare che sui 250 campioni, ben 80 sono rimasti fuori
dall’indagine: è stato impossibile effettuare le
analisi perché sono alimenti in cui il Dna non è
più rintracciabile. Questo può avvenire o a causa
del procedimento industriale utilizzato o per la presenza di altri
ingredienti (come i grassi nel cioccolato), che interferiscono
con la sua ricerca. Un caso emblematico è quello dell’olio,
rimasto fuori da ogni previsione di legge: anche se il prodotto
è fatto esclusivamente con semi transgenici, l’etichetta
può non dichiararlo, perché, grazie al processo
di raffinazione al quale viene sottoposto, non è più
possibile rilevare il Dna modificato al suo interno. Il consumatore,
quindi, resta a secco di informazioni mangiando senza saperlo
un prodotto che deriva da materia prima transgenica.
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