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Tale orientamento
non nasce da un pregiudizio ideologico, ma dalla convinzione che
questa non sia una scelta di politica agricola conveniente per
la filiera agroalimentare italiana che può vincere la sfida
della globalizzazione solo con la competizione sulla qualità
e la sicurezza alimentare che sono indissolubilmente connesse
alla valorizzazione dell’origine dei nostri prodotti.
Tra l’altro, un recente studio della Commissione Europea
ha evidenziato come la co-presenza nel territorio di uno stato
membro, di filiere ogm e ogm-free sia un principio nella realtà
scarsamente praticabile in quanto una percentuale di contaminazione
è comunque inevitabile, tanto che lo studio prospetta nel
caso di introduzione degli ogm in Italia, il rischio di scomparsa
dell’agricoltura biologica che come è noto, ai sensi,
del reg. CEE 2092/91 deve essere tassativamente ogm-free.
Si evidenzia, infine, che le imprese aderenti a Coldiretti hanno
sottoscritto un patto con il consumatore nell’ambito del
quale si assicura la produzione di alimenti di qualità
anche in considerazione della loro origine territoriale, sicuri
sotto il profilo igienico- sanitario e rigorosamente ogm -free.
Infatti, con l’iniziativa "Semina sicura" , ormai
attivata da due annate agrarie, la Coldiretti ha invitato gli
imprenditori agricoli a seguire un vademecum per la richiesta
ai fornitori di sementi di una dichiarazione ed un'adeguata certificazione
da cui risulti espressamente che le sementi acquistate sono esenti
da Organismi geneticamente modificati (OGM).
IL VADEMECUM si fonda sui seguenti punti:
1. Tutte le sementi di mais e soia acquistate devono riportare
su tutte le confezioni il cartellino ufficiale di certificazione
(adesivo o cucito) dell’ENSE (se prodotte o certificate
in Italia, di colore blu o rosso), del SOC (se prodotte in Francia,
di colore blu) o dell’OECD (se prodotte nei Paesi terzi,
di colore blu);
2. Nella bolla di consegna e nella fattura di acquisto deve essere
chiaramente riportata la dicitura “trattasi di prodotto
da seme” con l’indicazione della varietà, del
quantitativo esatto e del lotto di appartenenza, che deve corrispondere
a quello riportato sul cartellino ufficiale;
3. Nella bolla di consegna e nella fattura non deve essere riportata
la dicitura “uso zootecnico”; in tal caso, anche se
le confezioni presentano i cartellini di certificazione a seme
si tratta di una varietà non iscritta al catalogo nazionale
o comunitario e quindi non autorizzata;
4. Conservare accuratamente i cartellini ufficiali di certificazione
del seme impiegato con i quali, unitamente alla fattura di acquisto
(riportante il numero di lotto) è possibile dimostrare
la provenienza delle sementi utilizzate creando i presupposti
per controbattere ad eventuali contestazioni.
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